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martedì 25 ottobre 2011

Manciano Un evento per celebrare le tradizioni del paese seguendo il filo conduttore dell’amore “Sposavamus” e la storia di Poggio Murella Le radici della comunità attraverso le foto dei matrimoni

MANCIANO - Poggio Murella, una frazione del Comune di Manciano, torna a far parlare di se riscoprendo la storia, la cultura e le tradizioni del borgo grazie a “Sposavamus”. Un evento ideato e realizzato lo scorso giungo da Antonella Santarelli e Miles Furnel dell’associazione Arcadia Eventi, Miles Furnell, dalla Pro loco locale grazie al contributo del Comune di Manciano e dalla Bcc di Saturnia. Poggio Murella, una piccola frazione di nove borgate, di cui le più caratteristiche e più vecchie sono ‘il Poggetto’ e ‘la Torre’. Un piccolo centro urbano carico però di una grande storia da ricordare e rispolverare anche nel XXI secolo. Dall’alto degli oltre 400 metri sul livello del mare, l’occhio umano può spaziare dal monte Labbro alla Croce dell’Amiata; dalla catena appenninica al faro di Civitavecchia, alle isole dell’Arcipelago Toscano, fino alla Corsica. Un borgo inserito allinterno di una cornice naturale incontaminata unica. Una frazione immersa nel verde della Maremma toscana che sabato ha puntato i riflettori sulle tradizioni tipiche locali. Circa Duecento le persone che hanno preso parte alla cena di Sposavamus. Un fiume di persone che ha invaso le vie del borgo e i ristoranti presenti in zona, dando vita ad una ‘grande festa’. Alla manifestazione hanno partecipato gran parte delle autorità locali, dall’amministrazione comunale di Manciano, quasi al completo, al Presidente dell Bcc di Saturnia Enrico Petrucci. Una serata a base dei prodotti tipici maremmani e di spettacolo: durante la cena alcune ragazze del posto hanno sfilato tra i tavoli dei commensali indossando abiti realizzati dall’artista Bruno Lelli, con del materiale di scarto destinato al riciclaggio. Capi che nulla hanno da invidiare ai migliori abiti dell’alta moda. Un chiaro inno all’ecosostenibilità, al rispetto e alla conservazione dell’ambiente naturale in cui ognuno di noi vive. Al termine della cena è stato proiettato un cortometraggio realizzato e montato da Miles Furnel in cui si riscopre la storia, cultura e le tradizioni di Poggio Murella. Dopo il cortometraggio è stato riproposto ‘Sposavamus’ in versione video o per meglio dire in ‘poggiovisione’. Ecco l’evento realizzato la scorsa estate, in occasione di ‘Vivamus’, riproposto in video da Miles Furnel: con ‘Sposavamus’ si è voluta condividere con il pubblico l’esperienza di sfogliare l’album della propria famiglia, famiglia intesa come la popolazione di Poggio Murella, che attraverso il filo conduttore dei matrimoni, partendo appunto dal 1930 ha ripercorso le tappe della storia degli abitanti di Poggio Murella fino ai giorni nostri, facendo vedere volti scomparsi che hanno però lasciato un segno indelebile nella nostra memoria e soprattutto nelle nostre vite. Sono le radici di una comunità, e ‘Sposavamus’ con una narrazione fotografica e musicale, ha ripercorso le epoche legate alla storia italiana dalla crisi del 1929 al dopoguerra degli anni ‘50, osservando come è avvenuto il passaggio dalla vita contadina alla vita mercantile, per capire che in fondo, nonostante tutto continuiamo a sposarci e a credere nel sentimento dell’amore , che è rimasto immutato nei tempi. Tradizioni di un’epoca passata che mai andrà dimenticata dai Poggiaioli. 

Andrea Teti

lunedì 6 giugno 2011

La fiction sulla Banda della Magliana ha consacrato il giovane cresciuto in Maremma Lorenzo spara al cuore del cinema L’ascesa del mancianese Renzi: dopo “Romanzo criminale” un film e il teatro

MANCIANO - Lorenzo Renzi, giovane stella del cinema italiano, parla di Manciano e dei ricordi legati alla terra in cui è cresciuto: “Mio padre si è trasferito a Manciano da Roma, avevo 8 o 9 anni. Mi sento mancianese, qui sono cresciuto, ricordo che con gli amici attendevamo con ansia l’arrivo dell’estate e delle giovani turiste. In un piccolo paese come Manciano per noi ragazzi le alternative erano due: aspettare le turiste in estate o fidanzarsi per anni con una ragazza del paese. Io - sottolinea sorridendo Lorenzo - optavo per la seconda scelta”. Poi la crescita e la carriera nel mondo del cinema. “Come tutti, ho fatto una dura gavetta. Non avevo strumenti artistici né un agente, bussavo a ogni porta e distribuivo alle agenzie il mio materiale fotografico. Avevo bisogno di capire le regole del gioco, fare esperienza e portare a casa qualche soldo. Ho capito che avrei dovuto studiare e prepararmi seriamente per poter raggiungere determinati obiettivi. I primi successi sono arrivati con una parte nelle fiction ’Distretto di Polizia’ e ’Don Matteo’. Durante le riprese di ’Don Matteo’ ho avuto il piacere di conoscere Terence Hill: da ragazzino vedevo i suoi film e per me era un mito. Adesso lo stimo e lo apprezzo ancora di più perché si è rivelata una persona splendida, serena, ma soprattutto disponibile a dare consigli utili a un ragazzo alle prime armi come me. I suoi consigli e suggerimenti sono stati oro colato e i suoi complimenti autentica benzina nel motore”. Successivamente, grazie ai primi guadagni, Renzi si è stabilito a Roma, studiando al “The Actor’s Center” di Michael Margotta: “E’ stato un percorso formativo fondamentale, durante il corso ho seguito il Metodo Strasberg americano, che mi oggi mi permette di muovermi e di lavorare sul set con una marcia in più“. Finché Lorenzo non si è ritrovato nella Roma degli anni ’70 nei panni di Sergio Buffoni, membro della Banda della Magliana, in “Romanzo Criminale”, la serie televisiva, basata sull'omonimo romanzo del giudice Giancarlo De Cataldo, che ha riscosso un successo di rilievo internazionale, vista in 49 Paesi e tradotta in 22 lingue. “Questa fiction ha riscosso un grande successo soprattutto nel mondo giovanile. Per molti ragazzi noi attori protagonisti siamo diventati dei miti e i fan non si contano più. Il cast è stato composto da un gruppo di giovani, molto bravi e con grande voglia di lavorare . Attori tenuti ’chiusi nel cassetto’ per anni che grazie a Romanzo Criminale hanno dimostrato il proprio valore artistico e umano. Ho avuto il piacere di lavorare con il regista Stefano Sollima, l’occhio attraverso il quale lo spettatore ha seguito le vicende della banda, e un direttore della fotografia come Paolo Carnera praticamente geniale, che ha riprodotto alla perfezione l’atmosfera e l’ambientazione della Roma di 40 anni fa. Si dice che Romanzo Criminale sia il secondo miglior prodotto televisivo italiano dopo il Pinocchio di Manfredi. In Italia si produce qualcosa di buono ogni trent’anni...”. Adesso Lorenzo sta lavorando sul set del film “Calcianti”, che racconta il calcio storico fiorentino. “Inoltre - aggiunge Lorenzo - ho scritto una commedia che sto cercando di portare a teatro con la regia di Luciano Melchionna. Stiamo definendo i dettagli”. Anche ora che cavalca l’onda del successo, Renzi però non si dimentica di Manciano e della Maremma: “Certo che no! Amo Manciano e la Maremma. Quando gli impegni di lavoro me lo consentono, scappo e raggiungo questo paradiso. La natura incontaminata, l’aria pulita, la vita sana, le persone vere e schiette che vivono questa terra compongono un quadro che il mondo ci invidia. Promuovo Manciano e la Maremma in ogni modo, la consiglio ai colleghi, agli amici e ne parlo esageratamente bene sempre e ovunque. Per me è un vanto un motivo d’orgoglio essere nato e cresciuto a Manciano. In paese ancora vivono molti dei miei più cari amici e spesso vado a trovarli. A Manciano si vive bene, in un posto cosi praticare sport o qualsiasi altro tipo d’attività è un piacere. Mi rifugio a Manciano quando voglio scappare dallo stress e dalla vita caotica di ogni città. Quindi - conclude sorridendo Lorenzo - credo che difficilmente i mancianesi si libereranno definitivamente di me”. 
Andrea Teti 

giovedì 9 settembre 2010

Il tesoro di Babbanini cade nel dimenticatoio. La collezione dell'attrezzatura agricola lasciata in un campo

MANCIANO :
Resta inutilizzata la collezione di attrezzatura agricola risalente ai primi del Novecento che tre anni fa Mario Babbanini donò al Comune di Manciano. Sono circa trecento pezzi di notevole valore storico, culturale e sociale che costituiscono un vero patrimonio per il territorio di Manciano. Dopo circa tre anni dalla donazione questo patrimonio resta inutilizzato e non viene in alcun modo valorizzato dall'ente pubblico. Non sembra esserci l'intenzione di allestire un museo o una mostra storica, come è avvenuto in altri paesi, e 0 Comune di Manciano non sembra preoccuparsi di questa questione. A fine agosto la Regione Toscana ha stilato una lista, poi pubblicata sul sito dell'Arsia, di antichi mestieri da salvare perché rischiano di sparire e la perdita di solide tradizioni provoca danni economici e culturali nel nostro territorio. Un'azione da parte della Regione Toscana a tutela degli antichi mestieri rurali che devono essere valorizzati e ben conservati. I cittadini di Manciano, che sono a conoscenza della donazione fatta da Babbanini, si chiedono perchè il Comune non chieda aiuto alla Regione visto che non ci sono abbastanza fondi. "Forse questo patrimonio così importante non rientra negli interessi e nelle priorità del Comune di Manciano?" La Bcc è l'unica istituzione che ha sostenuto economicamente Mario Babbanini riproducendo circa mille copie del libro, da lui redatto, intitolato "Il tempo e la memoria". Copie che il Comune di Manciano ha poi promesso di distribuire ma che a distanza di anni riposano ancora negli scatoloni in cui erano stati confezionati. Il ricavo della vendita dei libri sarebbe stata una risorsa che il Comune stesso avrebbe potuto riutilizzare per la manutenzione dei trecento pezzi di attrezzatura agricola antica donati da Babbanini che oggi stanno andando in rovina. Infatti i pezzi più grandi della collezione sono stati parcheggiati in un campo in balia delle intemperie. Alcuni esperti di collezionismo e di arte dicono che i pezzi tenuti all'esterno non sopravviveranno ad un altro inverno. Mario Babbanini è molto dispiaciuto per questa situazione. "Quello che provo - spiega Babbanini - è un sentimento di vicinanza, di affetto verso i cittadini di Manciano e di responsabilità, passione e amore verso la storia del nostro territorio. Vorrei richiamare sulla collezione che ho donato al Comune l'attenzione delle istituzioni o di qualsiasi altro ente che possa intervenire tempestivamente occupandosi della manutenzione, della conservazione e della valorizzazione dei trecento pezzi antichi di attrezzatura agricola. E' una richiesta che faccio io a nome di tutta la popolazione di Manciano - conclude - perché il modo in cui viene gestito questo patrimonio storico è un danno culturale, economico e uno schiaffo dato al ricordo, al nostro passato e alla nostra storia".

Andrea Teti